Lettera aperta a Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo

Caro Sindaco,

sulla scia dei recenti fatti della politica nazionale, che la vedono protagonista, le scrivo questa lettera amica e sincera. A lei, che si è dimostrato sincero amico della Federazione dei Giovani Socialisti, l’organizzazione che ho l’onore di rappresentare da qualche mese.

E’ stata felice e feconda la sua presenza al campeggio dei giovani socialisti europei che organizzammo a Terrasini nel 2016, così come quando venne alla celebrazione del nostro Ventennale dalla fondazione della FGS: la cerimonia si tenne proprio a Palermo, e ricordo ancora il suo intervento.

Io sono di Montiano, un piccolo e fiero comune romagnolo, e devo dire pur da testardo campanilista l’unica città in cui accetterei di trasferirmi per vivere è proprio Palermo: una città dove le varie stratificazioni del passato non sono state chiuse in un museo, ma vivono e nutrono ancora il popolo. Ricordo il suo ragionamento, che mira a riconoscere Palermo quale città mediterranea e mediorientale: capire l’essenza di un territorio e svilupparlo secondo una tradizione, lo trovo un metodo che dovrebbe appartenere ad ogni amministratore locale. Qui al nord invece c’è la tendenza a disconoscere secoli di storico municipalismo, magari sopprimendo i piccoli comuni e sognando New York…

Le scrivo perché le voglio comunicare il sostegno mio e quello dei giovani socialisti all’iniziativa che ha promosso contro il “decreto di Salvini”: conosciuto come “decreto sicurezza”, una trovata propagandistica come tante, come lei lo considero pericoloso e ingiusto. Tra le misure discriminatorie, che dovrebbero essere sottoposte alla Corte Costituzionale per direttissima, trovo esattamente criminogeni quei meccanismi per cui tutto d’un tratto migliaia di immigrati presenti nel nostro territorio si troveranno “fuori legge”, privati di diritti che erano stati loro in precedenza concessi: spinti dal bisogno e dalla fame credo preferiranno non farsi trovare; quale miglior regalo alla criminalità organizzata che un esercito di disperati?

Penso anche al destino di migliaia di minorenni, che lei sempre ricorda: a quelli che crescono in Italia, assorbono cultura e lingua, si creano una vita, ma allo scoccare del diciottesimo anno di età diventeranno “illegali”. L’Italia, paese divorato dalle ingiustizie, vede nel 2019 aggiungersene una senza precedenti, con i consueti applausi euforici verso i potenti di turno. Il popolo sovrano oggi è un coacervo di egoismi e i buoni sentimenti sono drogati da anni di rabbia senza sfogo e antipolitica.

E qui vengo al motivo ultimo della mia lettera. Penso che i sindaci siano tra i pochi politici veramente rappresentativi rimasti in Italia. Non sono stati eletti con leggi elettorali discutibili, magari ministri di governi improbabili con presidenti del consiglio spuntati fuori dal nulla; i sindaci ricoprono la propria carica perché la maggioranza degli elettori ha direttamente scelto il loro nome. Certo, ad un aumentare dei problemi, ad un moltiplicarsi delle responsabilità, si vedono sempre di più diminuire le risorse e i poteri; ma sono i sindaci, per forza di cose, ad essere in prima fila per confrontarsi con i problemi delle persone.

Per questo credo che oggi siano rimasti solo i sindaci, e gli amministratori locali, a rappresentare forse l’ultimo contropotere rimasto: non solo contro le follie di un tracotante governo centrale, ma anche contro gli effetti collaterali di una globalizzazione che individualizza e divide, tranne lì dove i sindaci fanno massa critica con persone che sanno chiamare per nome.

Se l’unica civiltà rimasta è l’Italia dei campanili, facciamo che suonino tutti insieme.

Enrico Maria Pedrelli

Segretario Nazionale della Federazione dei Giovani Socialisti

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