SIRIA: I GIOVANI SOCIALISTI CHIEDONO AZIONI FORTI DI UE ED ONU

La guerra iniziata in queste ore nel Nord della Siria è ciò che di peggio poteva accadere dopo anni di conflitto estenuante. La guerra civile siriana da una parte, e quella contro l’ISIS dall’altra, sono arrivate al punto finale; dopo le gravissime catastrofi umanitarie che si sono succedute in questi anni, invece di procedere alla pacificazione dell’area, le nazioni fin’ora implicate hanno deciso di aprire un altro fronte di battaglia.

Con un tradimento degli accordi presi, il presidente degli USA Trump ha ritirato a sorpresa i militari statunitensi presenti nell’area, dando via libera all’invasione della Turchia. Già nel 2018 i turchi avevano invaso la Siria, con l’appoggio di ribelli siriani anti-Assad, conquistando la città di Afrin controllata dai curdi siriani. Da quel momento gli accordi prevedevano ad Est dell’Eufrate il controllo della Turchia, e a Ovest quello dei curdi. Poi l’intervento di Washington per creare una “zona cuscinetto” che dividesse le due forze, promettendo protezione ai curdi siriani se avessero abbandonato gli avamposti di confine. Una volta rispettato l’accordo, il dietrofront di Trump e l’attacco turco.

Anche Assad, come la Russia che non vuole impantanarsi in un altro conflitto con la Turchia, intendeva assecondare l’invasione nemica di un territorio che ha sempre rivendicato come suo: pur denunciando a parole l’azione turca, non sembra deciso ad intervenire, ha attaccato i gruppi curdi per le loro “complicità americane” ed ha emanato un appello a tutti i siriani presenti affinchè tornino tra le braccia del regime. Su questo fronte seguiamo attentamente gli ultimi sviluppi.

I curdi siriani sono soli. Una delle poche forze che sin dall’inizio han combattuto veramente l’ISIS, senza farci affari segretamente, e senza sfruttare il caos come occasione per posizionarsi; come hanno fatto le grandi potenze, alla faccia dei morti del Bataclan e di tutte le vittime degli attentati avvenuti in Europa ad opera dell’estremismo islamico. I curdi hanno combattuto per noi, per la nostra sicurezza.
Pur conoscendone i lati negativi e condannando i settarismi, riteniamo che l’esperienza del confederalismo democratico vada salvaguardata, perchè contiene aspetti interessanti che sono quanto più vicini ai nostri valori e ai nostri ideali in quell’area del mondo.

Inammissibile è poi la minaccia del presidente turco Erdogan nei confronti dell’Europa: “apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi”. Come più volte sospettato, l’accordo con la Turchia che prevede l’invio di 6 miliardi di euro per la gestione di campi profughi siriani è un’arma ricattatoria che permette ai turchi di agire indisturbati.

Pertanto, Federazione dei Giovani Socialisti:

Propone un’azione decisa su tre livelli:

  1. Protezione dei civili e dei diritti umani.
  2. Mantenimento dell’integrità territoriale siriana, e delle comunità curde in essa presenti, in un’ottica di transizione democratica in cui proprio le comunità del Rojava possono avere un ruolo importante.
  3. Soluzione complessiva dell’ONU, che tenga conto delle richieste di sicurezza di tutti: Turchia compresa, la quale necessiterà di garanzie affinchè la presenza di comunità curde ai confini non rappresenti il contesto in cui si foraggino gruppi che sono terroristici. In questo senso, una zona cuscinetto gestita proprio dall’ONU potrebbe rappresentare la soluzione migliore.

Inoltre:

Deplora l’uso che Erdogan fa degli esseri umani: i rifugiati siriani, vittime di una catastrofe umanitaria, non possono essere usati come un’arma. I popoli europei non possono considerarli come degli appestati da confinare. L’Europa è grande ed è forte: è perfettamente in grado di accoglierli tutti in situazioni di emergenza. La chiusura dei confini propagandata dalle forze sovraniste è complice della politica di potenza turca a danno proprio dell’Unione Europea.

Chiede al Governo italiano di farsi interprete di queste istanze: sia all’interno del Consiglio d’Europa (di cui la Turchia fa parte), affinchè siano presi provvedimenti nei confronti della Turchia, sia all’interno del Consiglio dell’Unione Europea, affinchè siano prese le dovute contromisure.

Chiede all’Unione Europea di avere un ruolo forte e unito in questa crisi. Non basta la semplice condanna a parole – già compiuta da Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri – ma servono azioni forti di pressione su Ankara, per facilitare l’intervento e la soluzione dell’ONU.

Esorta tutti i compagni ad organizzare iniziative di sensibilizzazione, e a prendere parte alle migliaia già in atto in tutto il paese.

Che sia questa anche occasione di studio e di approfondimento della complicatissima realtà del Medioriente: perdersi negli slogan non è consono ai giovani socialisti.