TELELAVORO? SMARTWORKING? GOVERNARE IL CAMBIAMENTO!

Domenica 8 Marzo sul nostro canale Discord – La Comune – si è svolto un appassionato dibattito su come le nuove tecnologie stanno cambiando il lavoro: opportunità e nuovi problemi

La conclusione è stata unanime: il movimento dei lavoratori non può sempre arrivare in ritardo sui cambiamenti; deve conoscere la Tecnica e piegarla alle sue esigenze.

La crisi del coronavirus sta facendo “scoprire” a molte aziende il telelavoro: quello che si fa normalmente in ufficio, si fa da casa. Evoluzione del telelavoro è lo “smartworking” (o “lavoro agile”), che significa estrema flessibilità innanzitutto dell’orario: il lavoratore deve realizzare degli obiettivi e valuta lui come organizzarsi. Abbiamo ragione di credere che dopo la crisi queste forme – molto diffuse in altri paesi europei – si diffonderanno nella normalità!

LE OPPORTUNITA’

1) Queste forme devono diventare un modo per ripopolare il Sud e i piccoli comuni! L’esodo verso le città – in quartieri/alveare spesso fatiscenti – non avrà più senso con la tecnologia. Piccoli borghi popolati una volta da artigiani e commercianti, saranno la casa dei futuri ingegneri informatici!

2) Il lavoro da casa dovrà porre questioni architettoniche e urbanistiche: una stanza in più adibita a “studio” non dovrà più essere un lusso ma una garanzia del “diritto alla disconnessione” che deve essere il perno della futura disciplina.

Inoltre lavorare da casa (cosa non sconosciuta nella storia dell’uomo, basti pensare all’antica Roma) porrà la necessità di nuovi e migliori spazi pubblici, per la cultura e la socialità: il tempo libero del lavoratore sarà sempre più in luoghi pubblici, oggi mero inciampo nel percorso casa-ufficio.

3) Il tempo di lavoro deve tornare in mano al lavoratore, che dovrà decidere in modalità cooperative con gli altri colleghi gli obiettivi giornalieri (come già avviene, ma questo deve essere la normalità). No al cottimo.

4) Nei paesi in cui è diffuso si rileva anche: una minor congestione del traffico, la riduzione del rischio di incidenti sul lavoro, e un incremento della raccolta differenziata.

NUOVI PROBLEMI E POSSIBILI SOLUZIONI

1) Telelavoro e lavoro agile non possono diventare l’ennesimo modo per le aziende di risparmiare sui fattori produttivi e guadagnarci sulla pelle dei lavoratori: per questo – con la “crisi” – i poveri diventano più poveri e i ricchi più ricchi… Con queste modalità di lavoro si risparmiano soldi per mantenere gli uffici (bollette luce), per permettere al lavoratore l’affitto in città, eventuali trasferte e molto altro.

Occorre un contratto collettivo nazionale trasversale alle categorie per stabilire i diritti di questi tipi di lavoratori: adeguamento degli stipendi verso l’alto, con differenze massime in rapporto a chi lavora dall’ufficio, con la considerazione dei costi di luce e gas sostenuti dal lavoratore, e altri benefits. E’ inoltre auspicabile che il Parlamento voti finalmente una legge di cospicuo salario minimo valido per tutti i lavoratori.

2) Salvaguardare il diritto alla disconnessione. Il lavoratore deve poter “staccare” da lavoro, per riposarsi e dedicarsi in serenità al tempo libero. Per il telelavoro occorrono norme che obblighino l’uso di app che registrino le ore lavorative e registrino eventuali straordinari da retribuire.

3) Chi lavora da casa è isolato dagli altri lavoratori, e soprattutto dalle proprie rappresentanze sindacali. La tecnologia offre anche le possibilità per rimanere in contatto con i colleghi, soprattutto se il lavoro è portato avanti in modalità cooperativa. Inoltre è necessario che nel contratto nazionale – o per legge – sia assicurata a questa categoria di lavoratori almeno una trasferta all’anno, coperta dall’azienda, per partecipare ad attività sindacali (assemblee, convegni, congressi). Questo non solo contribuirà a non isolare il lavoratore, ma anche ad incentivarlo ad aderire al sindacato.


E’ comprovato che chi lavora da casa, e secondo i propri tempi, lavora e produce di più: è una priorità che i lavoratori partecipino alla ricchezza che contribuiscono a produrre, e che questa non sia concentrata nelle mani di pochi.

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