FGS DOPO IL RADUNO VIRTUALE: MUTUALISMO E TIRO AL BERSAGLIO!

Sabato 25 Aprile si è svolto il “raduno virtuale” dei giovani socialisti: un’occasione per celebrare insieme la festa della Liberazione e la Resistenza, e per ragionare insieme sul nostro futuro e il futuro dell’Italia. Il titolo infatti era “dopo l’emergenza: pretendere il cambiamento!” e su questa linea si è tenuto l’intervento del Presidente, del Segretario, ed il dibattito che è seguito. Prendendo atto di ciò pubblichiamo di seguito una sintesi di quanto risultato dalla giornata assembleare.

L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza tutte le nostre fragilità. I problemi strutturali della sanità pubblica, l’inefficacia del nostro sistema di welfare, il settore agricolo che si fonda su bassi salari e sfruttamento, un’economia fragile che non si può basare sul turismo, l’aggravarsi di gravi disuguaglianze sociali.

Tutti questi problemi però, pur certamente acuiti dalla pandemia, erano già presenti in un sistema che non funziona più e in un Paese che da anni registra tra i più bassi tasso di crescita in occidente. Questi gravi problemi erano strutturali prima del coronavirus, dunque non possiamo permetterci di tornare semplicemente alla “normalità”. 

La novità è che lo Stato, con l’allentarsi delle regole e dei parametri europei e dovendo far fronte a cause di forza maggiore che hanno annichilito gli stucchevoli argomenti dei neo-liberisti, è tornato ad avere a disposizione gli strumenti necessari per intervenire in economia e può cogliere l’opportunità di questo suo ruolo ritrovato per porre le basi di un migliore e più sostenibile sistema economico. Non basta immettere liquidità nel sistema per non far fallire il mercato, servono investimenti strutturali e una nuova politica industriale. Il rischio altrimenti è grande: livelli di debito pubblico insostenibili, un sistema economico distrutto, e una grande massa di disoccupati che vive di assistenzialismo; sarebbe la fine dell’Italia come, nel bene e nel male, l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra ad oggi.

In questa grandissima sfida anche i giovani socialisti possono e devono avere un ruolo: pretendere il cambiamento! E lavorare per l’unità dei socialisti europei su questa battaglia.Noi dobbiamo essere sentinelle coscienti. Dobbiamo lavorare per rendere tali più giovani possibile, e dovremo darci alla nobile arte del tiro al bersaglio con tutte le nostre cartucce”. 

  • Pretendere lo sfruttamento dei fondi europei. Oltre agli aiuti che l’Italia sta faticosamente chiedendo nel corso delle trattative europee – e quelli sono rivolti all’economia in generale – ci sono tutti i fondi europei destinati agli enti e alla progettistica. Formiamoci sui fondi europei e diventiamo coloro che li fanno sfruttare: aiutiamo i contadini a orientarsi e a chiederli, aiutiamo i comuni – su cui noi possiamo avere un controllo e una voce in capitolo in molti casi – le associazioni. Pretendiamo l’uso dei fondi per progetti già finanziati. 
  • Uno sguardo attento alla politica industriale. Specie nei settori green, dell’energia, e  favorendo l’economia circolare. Chiediamo un grande piano di sviluppo e manutenzione delle infrastrutture del trasporto pubblico, in particolare nel Sud Italia. Non abbandoniamo l’attenzione sulla questione ex-ILVA – che non è finita, e siamo stati una delle poche associazioni in Italia a sensibilizzare – innanzitutto i compagni, noi stessi – sull’importanza dell’acciaio e quanto sia strategico per la ricchezza di questo paese e quindi per la sua redistribuzione. Tutto ciò all’interno del discorso che stiamo facendo da diverso tempo: aggredire la conoscenza della tecnica.
  • Occuparci della questione democratica. E’ la questione del nostro tempo: quale la forma e quale la sostanza della Democrazia oggi, e come salvarla. Ciò investe una riflessione profonda sui partiti, la loro forma e la loro democrazia interna, fino ad una riforma dello Stato. E’ ormai evidente lo scollamento tra società ed istituzioni: risolvere ciò è una grande sfida a cui siamo chiamati.
  • Non abbassare la guardia sulle condizioni del lavoro. La scusa della crisi – com’è sempre stato in tutte le crisi passate – verrà utilizzata da molti come occasione per stringere ancora di più la cinghia sui lavoratori, evocando la parola “responsabilità”. Noi socialisti siamo qui per ricordare invece che responsabilità fa rima con proprietà, altrimenti i diritti dei lavoratori devono essere rigidi – per tutelare la parte debole – e fatti rispettare. In particolare dovremo vegliare anche sul diritto di sciopero, che già ha subito delle assurde limitazioni con il “decreto sicurezza” dell’ex-Ministro dell’Interno, e che rischia di essere ulteriormente limitato da regole imposte durante il periodo dell’emergenza ma che dovranno essere prontamente tolte quando saremo fuori pericolo. Non si deve fermare neanche la battaglia per i diritti dei lavoratori dei nuovi lavori digitali, e continueremo ad occuparci dello smart-working; tema su cui abbiamo già fatto un dibattito e prodotto un documento pubblicato sui nostri canali.
  • Dovremo occuparci dei temi legati al digitale. Seguire la vicenda dell’App Immuni, e quindi nella nostra migliore tradizione vigilare a difesa della libertà e della privacy. In questo senso dovremo anche occuparci delle disuguaglianze create dal digital divide, e invocare l’uso delle nuove tecnologie perché possano essere strumento per assicurare il diritto allo studio, e non un problema.
  • Difendere la classe media. Essa rappresenta il compimento di anni ed anni di lotte socialiste, è la nostra storia ed è quello che siamo. La classe media rappresenta anche l’unico welfare state veramente funzionante: se possiamo studiare, viaggiare, vivere dignitosamente, è grazie ai risparmi dei nostri genitori e dei nostri nonni. Bisogna difendere a spada tratta i risparmi della classe media, e lavorare per allargarla.
  • Un’attenzione particolare dovremo dedicarla all’uguaglianza sociale e alle politiche di genere. La battaglia per l’uguaglianza uomo-donna non è stata vinta, specie nel nostro paese. Il rischio concreto, con la crisi, è che le disuguaglianze di genere si acuiscano.
  • Vigilare affinché la criminalità organizzata venga seriamente combattuta. Innanzitutto dobbiamo conoscerla, favorendo degli incontri e dei focus dedicati al tema, come abbiamo già iniziato a fare. Da qui, elaborare delle proposte da portare anche a livello europeo.
  • Dove possiamo dobbiamo tornare a occuparci di mutualismo. Usare il patrimonio che ha la comunità socialista sul territorio, fatto di sedi, contatti, cooperative, associazioni, e “metterlo a frutto”. Usarlo per aiutare gli altri, per creare comunità, per andare incontro ai bisogni reali della gente. Il mutualismo appartiene alla nostra tradizione, assieme al cooperativismo. Ce ne sarà un gran bisogno in un Paese che secondo le ultime stime entrerà in una crisi nera, con povertà e disoccupati, con persone che saranno sempre più disorientate. Ci sarà un’esplosione di necessità, di bisogni nuovi, e noi dovremo essere lì: ad evangelizzare e a costruire reti di solidarietà concreta. 

La situazione del nostro Paese ora è critica: inizia a manifestarsi la malagestione del Governo – a cominciare dall’evidente impreparazione alle prossime fasi – che si scontra con esempi ben più meritori di altri paesi, che meglio hanno puntato sulla responsabilità dei cittadini – e quindi su una adeguata formazione comportamentale (che nei nostri media è quasi totalmente assente). Questi tempi richiederanno tutta la nostra forza, quindi tutta la nostra unità.

Su questi temi e principi ci impegniamo ad essere vigili e a condurre la nostra futura azione.

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